SCACCO AL TORRE

Cerro Torre Parete Ovest

“Non dovremmo negare che l’essere nomadi ci ha sempre riempiti di gioia… E la strada ha sempre portato ad Ovest.” W. Stegner

Gruppo del Torre, da sx: Mocho, Torre, Egger, Herron, Standhart e Bifida

Gruppo del Torre.
Da sx: Adela, Mocho, Torre, Egger, Herron, Standhart e Bifida

Dicono che la calma sia la virtù dei forti. Ebbene questo viaggio ne è stato la dimostrazione. Il Cerro Torre, la montagna più affascinante della terra, si concede solamente nei nostri ultimi 4 giorni a disposizione.

Il meteogramma NOAA tanto atteso

Il meteogramma NOAA tanto atteso

Venerdì 12/12 entriamo per l’ennesima volta al Nipo Nino e l’idea è quella di dormire in tenda per poi ripartire il giorno seguente. Passiamo invece la notte collaborando all’operazione di soccorso a due ragazzi di Pescara, scivolati sul ghiacciaio del colle Standhart. (I due se la caveranno con qualche osso rotto).

Verso le 3 di Sabato riusciamo a partire, chiaramente con qualche perplessità in più. Cerchiamo di non pensarci, passiamo il colle Standhart e verso le 12 ci ritroviamo 150 metri sotto il colle della Speranza. La giornata è magnifica, senza vento, senza nuvole e le alte temperature ci inducono a desiderare un mojito con tanto ghiaccio… Ciò basta per farci ritornare la motivazione alle stelle.

La via dei Ragni dal colle della Speranza

La via dei Ragni dal colle della Speranza

Scaviamo una truna e ci riposiamo qualche ora. All’una di Domenica 14/12 attacchiamo. Raggiungiamo veloci l’Elmo e giungiamo alla headwall alle prime luci. La superiamo non banalmente e con un bel dispendio di energie. E poi… Dove andiamo? Delle cattedrali di neve strapiombanti, anche dette funghi, sembrano sbarrarci la via. Scorgiamo un buco sulla sinistra e non proprio convinti ci infiliamo dentro. Cambiamo pianeta per un paio di tiri e superiamo anche questi “funghi”. Il sistema di tubi, mezzi tubi e rigole, che ci permette di raggiungere la base dell’ultimo tiro, ha semplicemente dell’incredibile. Impossibile descriverlo a parole: una scalata del genere è unica al mondo!

Il tubo del secondo fungo

Il tubo del secondo fungo

L'half pipe dell'ultimo tiro

L’half pipe dell’ultimo tiro

Siamo così alla base del temutissimo ultimo tiro, la grande incognita della salita. Una cordata di americani ha già aperto le danze e dopo i primi 10 metri passati a scavare, sfruttano uno stretto half pipe creato dal vento. Ci guardiamo negli occhi, sorridiamo e un’ora dopo, verso le 13:30, siamo in cima!

Cumbre! ...A chi ci ha creduto!

Cumbre! …A chi ci ha creduto!

Nessuno parla, il panorama mozza il fiato. Nessuno ci crede ancora, è un sogno! Rimaniamo in vetta tutto il tempo necessario… Questa è la nostra ricompensa!

Alla fine di un tempo impossibile da misurare, scattiamo le foto di rito e non senza preoccupazione, iniziamo la discesa. Alle 18 siamo nuovamente alla truna. Ce la prendiamo comoda ed ora è proprio il caso di dirlo: E’ fatta! Passiamo la mite notte su di un sasso, con il cielo stellato per tetto, poco sopra il Filo Rosso.

Lunedì alle 5 ripartiamo, per quella che sarà la parte più straziante di tutta l’ascensione. Meta: Piedra del Fraile, passando dal passo Marconi. La traversata dello Hielo Continental è una vera e propria battaglia per la presenza di una discontinua crosta di ghiaccio non portante, che a tratti ci fa sprofondare fino al ginocchio. Dopo 12 ore e circa 45 chilometri di zaino pesante e fatica radente alla disperazione, arriviamo a destinazione sotto una lieve pioggerella. Una specie di battesimo…

Facce da Torre

Facce da Torre

Ad attenderci Remo, che con 3 Coca Cola ed una sincera stretta di mano, spazza via ogni ombra di sconforto.

CERRO TORRE (3102 m) – Parete Ovest – Via dei Ragni

12/15 Dicembre 2014

Marco Majori: “…La miss liceo. La più ambita da tutti. Quella più grande, che non ti considera minimamente! …E poi, un bel giorno, senza capirci più di tanto, ti ritrovi tra le sue braccia!”

Marco Farina: “Non una conquista, semplicemente la realizzazione di un sogno avuto fin da bambino! …Una montagna che ogni alpinista dovrebbe avere nella propria wishlist.”

Francois Cazzanelli: “80 ore di pure emozioni!”

Guida Alpina – Alpinista SMAM

Marco Majori

Thanks to: CS ESERCITO, MONTURA, KONG, WILD CLIMB e SALICE

Soundtracks:

  • Talk is Cheap – Chet Faker
  • Every Breaking Wave – U2

CERVINO 4478 mt. Naso di Zmutt via Gogna Cerruti

Disarmante… Immensa…

“Il più grande strapiombo delle Alpi Occidentali“. Così Patrick Gabarrou definisce il Naso di Zmutt. Una parete misteriosa e austera incassata nell’immensa muraglia del versante Nord del Cervino. Difficile da decifrare, ogni volta che cambia la luce sembra che la sua forma muti ed escano nuovi diedri e tetti. Una sfida completa, severa, dove nulla è scontato in un ambiente tra i più repulsivi che abbiamo mai visto.

I tracciati sul naso. La Gogna-Cerruti è la rossa.

I tracciati sul naso. La Gogna-Cerruti è la rossa.

Tutto comincia con un messaggio su Whatsapp di Marco Majori il 21 settembre sulla chat della SMAM: “Cosa pensate di fare questa settimana?” Dopo qualche battuta e scambio di idee il piano è deciso: andiamo a vedere il Naso di Zmutt. Da lì nelle nostre teste hanno iniziato a girare un sacco di domande: “Sarà pulita la parete? A chi chiediamo? Saremo capaci di uscire? La via sarà in ordine, o sarà crollato qualcosa come spesso accade sul Cervino?” Poche storie, l’unica cosa da fare è partire e andare a vedere. Il 25 settembre ci ritroviamo tutti a casa di François, prepariamo gli zaini, beviamo un caffè e ci muoviamo verso il colle del Breuil. Arrivati al rifugio dell’ Hornli ci aspetta una spiacevole sorpresa: il campo base provvisorio, installato poiché i proprietari del rifugio stanno compiendo delle ristrutturazioni, è chiuso! Iniziamo bene: già un bivacco la prima notte. Non ci scoraggiamo, ci sistemiamo al meglio e alle 4 iniziamo a muoverci. Attacchiamo la prima parte della via al buio: si comincia subito con dei pendii belli dritti che conducono ad una goulotte ripida ma con ghiaccio ottimo. Superato il canale ghiacciato con quattro lunghezze iniziamo ad attraversare verso sinistra per portarci alla base del Naso. Giunti sotto lo strapiombo la vista è impressionante: si ha la sensazione che il tetto in ogni momento possa chiudersi su se stesso inghiottendoci. Il freddo pizzica e i movimenti sono rallentati, Majo fa un movimento sbadato in sosta e perde un guanto.

Faina in grande spolvero

Faina in grande spolvero

Da qui in avanti Marco Farina passa al comando e iniziamo a scalare su roccia, la giornata è lunga e dopo aver superato un diedro in artificiale con le ultime luci del giorno arriviamo alla esile cengia dove Alessandro Gogna e Leo Cerutti bivaccarono per la seconda volta. Ci fermiamo e iniziamo a sistemarci per la notte, assicuriamo una corda dove possiamo appenderci e sistemare il materiale, ripuliamo dalla neve i nostri piccoli scalini, prepariamo da bere e mangiamo. Ci aspettano ore interminabili, ma non c’è vento e una stellata fantastica ci fa compagnia, sulla cengia troviamo un sacco di materiale abbandonato: chiodi, moschettoni e corde; testimonianze indelebili di vecchi tentativi.

Il nostro bivacco in parete.

Il nostro bivacco in parete.

Scorre il tempo e alle 6 di mattino ancora al buio siamo di nuovo in azione, con ordine e calma prepariamo da bere, smantelliamo il bivacco, mangiamo qualcosa e ripartiamo. Marco è di nuovo davanti, si comincia con un muro compatto, solcato solo da una piccolissima fessura che ci costringe ad usare le staffe. Il nostro socio scala veloce e sicuro, Majo ad un certo punto commenta dicendo: “Faina scala come se non ci fosse un domani!” Passano le ore e i tiri si susseguono veloci, anche se non vediamo mai la fine. Ci scambiamo delle battute per fare morale: “Ma se chiamassimo l’elicottero?” Marco: “Piuttosto crepo, ma sull’elicottero non salgo”. Cerchiamo di sdrammatizzare e di affrontare i problemi con lo spirito giusto e così, improvvisamente, ci troviamo al sole, alla base dell’ultimo salto: sono le 17:30, dobbiamo muoverci.

Sperando in bene...

Sperando in bene…

Farina si supera un’altra volta e alle 18:15 arriviamo sul bordo del Naso, ma purtroppo non è ancora il momento di esultare, perché dobbiamo raggiungere con la luce le tracce della cresta di Zmutt. Mettiamo i ramponi e prendiamo in mano le picche, saliamo velocemente su terreno misto e appena accendiamo le frontali troviamo le tracce, da qui però mancano ancora 250 mt di dislivello fino alla vetta e la stanchezza inizia a farsi sentire. La progressione diventa più facile e la concentrazione cala, Majo perde un’ altro guanto che sparisce nel buio della notte, François recupera alla rinfusa le corde e in ben due soste le corde si aggomitolano facendoci perdere minuti preziosi. Dopo qualche cappellata, alle 23 giungiamo in vetta al Cervino. Siamo gasati, ma tuttavia consapevoli di dover mantenere la concentrazione per la lunga discesa notturna che ci aspetta. Beviamo un tè, mangiamo qualcosa e subito dopo iniziamo a scendere lungo la cresta del Leone. Per riposarci dobbiamo arrivare alla capanna Carrel. La notte è perfetta, non fa freddo, non c’è neanche una bava di vento, scendiamo con calma senza prendere rischi e alle 5 mettiamo piede in capanna, giusto il tempo di bere una coca e crolliamo nei letti. Il giorno dopo alle 9 siamo svegliati dal papà di François, Valter, che ci è venuto incontro, rifacciamo gli zaini e scendiamo, per le 13 siamo a casa Cazzanelli a Cervinia, con le gambe sotto il tavolo. Che avventura, siamo euforici e soddisfatti. La nostra è la nona ripetizione assoluta e prima italiana.  Non abbiamo ancora realizzato bene quello che abbiamo fatto, questa salita ci rimarrà per sempre nel cuore, sicuramente è la via più completa e severa che abbiamo mai affrontato fino ad ora. Un viaggio mistico nel cuore de Cervino dove nulla è scontato e banale. Complimenti agli apritori che nel 1969 si sono superati aprendo una via futuristica e complicata che sicuramente ha portato un passo avanti  l’alpinismo dell’epoca.

Summit! Thanks to a Princi

Summit! Thanks to a Princi

Guida Alpina Marco Majori

Con Marco Farina e François Cazzanelli

Il 26 e 27 Settembre 2014

Thanks to: CS ESERCITO, MONTURA, KONG, WILD CLIMB e SALICE