Introduzione di MARCO VITALE alla serata di Bormio

DAL CERVINO AL CERRO TORRE

Viaggio per montagne presentato dalle Guide Alpine: Marco Farina, Marco Majori e Francois Cazzanelli, atleti della Sezione Militare d’Alta Montagna di Courmayeur.

Bormio, 8 Agosto 2015

Locandina serata Bormio

Sono onorato e felice di presentare questa serata, che si prospetta di eccezionale interesse. Non ho visto le immagini che le giovani Guide ci presenteranno ed illustreranno. Ma azzardo, senza timore, questa previsione per due motivi. Il primo è che ho esaminato il curriculum professionale dei tre giovani, che è testimonianza di grandi capacità alpinistiche ed umane e di grande impegno. E, quindi, il loro lavoro e la loro presentazione sarà coerente con le loro qualità.

Il secondo è che il ponte ideale che essi tracciano tra Cervino e Cerro Torre è straordinariamente logico e felice. Vedremo infatti immagini e sentiremo storie delle due più belle montagne dei due emisferi. Qualcuno mi ricorderà che c’è anche il K2. Io sono stato vicino, al campo base, di tutte e tre e, a mio giudizio, Cerro Torre e Cervino sono le più belle, ma non ho difficoltà a completare con il K2 la triede delle 3 più belle montagne del mondo. E mi piace ricordare che su due di queste tre (K2 e Cerro Torre sventola la bandiera italiana) e che sulla terza (Cervino) sventola la bandiera inglese del giovanissimo Whymper (nel 1865, 25 anni), certamente fantasioso, coraggioso ed ambizioso, solo perché questi ebbe l’intelligenza di ingaggiare la guida valdostana Jean Antoine Carrel (nel 1865 aveva 36 anni), del quale Messner dice: “Carrel si comportò da grande Guida e da grande alpinista. Carrel all’epoca era il migliore. In questa storia è lui il mio eroe.” (1)

Tutto ciò testimonia la grande tradizione alpinistica italiana, nel solco della quale si propongono i tre giovani alpinisti che ci guideranno nell’affascinante viaggio dal Cervino al Cerro Torre.

Li nomino in rigoroso ordine di età:

– Marco Farina di Aosta, classe 1983, 32 anni;

– Marco Majori di Bormio, classe 1984, 31 anni;

– Francois Cazzanelli di Cervinia, classe 1990, 25 anni.

Tutti e tre hanno un curriculum alpinistico molto ricco ma, ai fini della nostra serata, voglio solo sottolineare che sono stati in vetta al Cerro Torre in Patagonia, ripercorrendo la via dei Ragni di Lecco, primi a conquistare la vetta nel 1974 e sono saliti sul Cervino, realizzando la prima ripetizione italiana della via Gogna Cerutti sulla parete nord.

Li unisce non solo l’amore per la montagna, non solo il nobile titolo di Guida Alpina (cioè di professionista della montagna), ma anche il fatto di essere tutti e tre “atleti della sezione militare d’alta montagna” di Courmayeur. E permettetemi di esprimere un grande plauso ed un grande ringraziamento all’Esercito, che tiene viva questa scuola di alto livello, all’insegna della grande tradizione alpinistica militare, attraverso la quale le eccellenze, come quelle che questa sera apprezzeremo, trasferiscono nel corpo dell’Esercito: competenze, tecniche, stimoli, impegno, coraggio, esempio.

In questa fase storica nella quale la classe, impropriamente chiamata classe dirigente, sembra impegnata ad umiliare se non a distruggere tutte le tradizioni di qualità di lavoro e di coraggio che hanno fatto grande il nostro Paese, ogni trincea dove queste tradizioni vengono difese merita riconoscenza.

Si dice che furono gli inglesi ad inventare l’alpinismo. E certamente il loro apporto è stato determinante da quando nel Dicembre 1857 fondarono a Londra il primo “Alpin Club”. (2)

Ma pochi sanno che nel 1821 Vittorio Emanuele I, re di Sardegna, istituì a Chamonix una speciale corporazione, la compagnia delle Guide di Chamonix “aperta soltanto a coloro che possedevano le capacità, le conoscenze tecniche e le doti umane indispensabili per farsi carico della vita degli altri”. (3)

Mi sono soffermato sul CAI perché mi fa piacere vedere che questa serata è presentata dai CAI di Valdidentro, Bormio e Valfurva e la soddisfazione è doppia nel vedere i tre CAI dell’Alta Valle operare insieme. Li ringrazio per la loro presenza insieme agli sponsor ed, in primo luogo, la Banca Popolare di Sondrio che non è mai assente quando si tratta di sostenere qualcosa di intelligente ed utile per la Valtellina.

Dal Cervino, la Grande Becca, secondo il suo soprannome più noto, sappiamo tutto, perchè è la montagna più studiata e fotografata del mondo da sempre (è con la scalata del Cervino che è iniziato l’alpinismo vero, a detta di Messner), ma anche perché quest’anno ricorre il 150° della prima salita (14 Luglio 1865) e con l’occasione tutta la stampa, anche quella non specializzata, ha dedicato grandi pagine all’evento. (4)

Del Cerro Torre in Patagonia sappiamo un po’ meno, ma è noto che si tratta, non solo di una bellissima montagna, ma anche di una delle più dure ed ostiche, tanto che fu espugnata solo 1974 da una squadra dei Ragni di Lecco, guidata da Casimiro Ferrari. E basta leggere come lo illustra lo stesso Casimiro (5):

Si tratta effettivamente di una montagna unica nel suo genere: una montagna terribile, perché la roccia è ricoperta di ghiaccio, ma un ghiaccio insicuro e non si sa quali chiodi usare e dove piantarli; la roccia viva non affiora quasi mai e allora devi cercare dove c’è più ghiaccio per fare che i chiodi affondino bene e diano sicurezza; il vento del Pacifico che batte dal versante Ovest anche a 200 km/h è falso e traditore: certe bufere portano in alto un’umidità che condensa e si trasforma in ghiaccio spugnoso, non consistente, in un giorno solo questa sorta di ghiaccio può crescere di uno spessore di 10 cm: le corde fisse da 8 mm possono diventare grossi festoni irreali”.

O ricordare quello che di essa disse un alpinista del calibro di Bruno Detassis che guidava una spedizione trentina, nel 1957, diretta a conquistare il Cerro Torre. Dopo vani tentativi Detassis decise di rinunciare e ad alcuni alpinisti di valore della spedizione che volevano proseguire anche da soli (Maestri, Eccher e Fava), disse: “Il Torre è una montagna impossibile e io non voglio mettere a repentaglio la vita di nessuno. Pertanto nella mia qualità di capo spedizione vi proibisco di attaccarla”.

Il Torre aveva già respinto alpinisti del calibro di Bonatti, Mauri, Maestri, Egger. Lo stesso Ferrari con una spedizione Città di Lecco, finanziata dal CAI Belledo, nel 1970. Fu proprio Casimiro Ferrari con Daniele Chiappa, Mario Conti e Pino Negri a raggiungere la vetta alle 17:45 del 13 Gennaio 1974. Lasciarono sulla vetta un pupazzo di ghiaccio con indosso un maglione rosso dei Ragni di Lecco, una piccozza e i gagliardetti della bandiera italiana e del CAI dei Ragni Lecco.

Fu il momento culminante di una spedizione magistralmente organizzata e diretta, frutto collettivo di uno squadrone di 12 Ragni di Lecco, voluta dalla sezione CAI di Lecco, per festeggiare il centenario di fondazione. E’ presente in sala questa sera un membro della spedizione, Giuseppe Lafranconi, di Livigno.

I nostri giovani valorosi hanno ripercorso la durissima via dei Ragni sulla parete Ovest del Cerro Torre.

Molti anni dopo io e Giuseppe Lafranconi siamo stati ai piedi del Cerro Torre e del suo fratello Fitz Roy (dove Casarotto ha fatto cose importanti). Anche dal basso appare terribile ed anche lì soffiava, sia pure molto attenuato, quel terribile vento, che è il nemico peggiore degli alpinisti che si cimentano sul Cerro Torre, e che fa dire agli uomini della Pampas che sul Cerro c’è una grande bocca nera dalla quale soffia tutta l’aria del mondo. Alla sera, nell’osteria di El Chalten, il villaggio nato dalle spedizioni, incontrammo per caso Casimiro Ferrari e fummo ospiti nella sua “Estancia”. Era rimasto talmente stregato dal Cerro che aveva comperato una piccola “Estancia” dove ormai passava la maggior parte del suo tempo a rimirare la sua montagna ed allevare pecore ed a costruire un piccolo alberghetto-rifugio per i viandanti.

Prima di passare al filmato centrale della serata, un piccolo intermezzo sulla Bolivia. I nostri giovani sono da poco ritornati dalla Bolivia, dove hanno aperto una nuova impegnativa via sulla parete Sud (una parete di 1500 metri) dell’Illimani, l’imponente cima della Cordillera Real che, con i suoi 6540 m, domina La Paz.

Anche io, nel 1978, sono stato sulla Cordillera Real a zonzo per 40 giorni insieme a Cosimo Zappelli, alpinista importante, secondo di Bonatti in parecchie ascensioni di grande livello (tra le quali la prima invernale della Cassin sullo sperone Walker delle Grandes Jorasses), presidente delle Guide di Courmayeur, scrittore di bei libri di montagna (6) e di soccorso alpino, nel quale era un vero specialista, scomparso prematuramente a 56 anni per una frana sulle sue montagne del Bianco, nel Settembre 1990; ed insieme a Giuseppe Lafranconi, Franco Gugiatti di Sondrio, Kiki Marmoni di Milano e Don Angelo Gelmi, sacerdote bergamasco a La Paz, fortissimo andinista, che diventerà vescovo a Cochabamba e che ritroverò trent’anni dopo al Pirovano al Passo dello Stelvio. La nostra non era una vera e propria spedizione professionale, ma una gita tra amici (7). Per Cosimo era una vacanza e molto mi colpì osservare la gioia e l’allegria con la quale, lui che era sempre in montagna per ragioni professionali, dedicava le sue vacanze ad andare in montagna con degli amici.

Era già stato sulla Cordillera Real alla quale aveva dedicato anche un libro (8), ma la sua curiosità di conoscere cose, persone, culture e non solo montagne era inesauribile e contagiosa.

Nel giorno dell’arrivo, scesi dall’aeroporto di El Alto (4000 m) a La Paz, entrando nell’albergo incontrammo un amico di Cosimo, un toscanaccio come lui. Saluti ed abbracci e poi l’inevitabile domanda: “Cosa fai qui?”.

La risposta del toscano fu: “Sono arrivato la settimana scorsa, sono salito sull’Illimani, oggi sono sceso e domani volo via perché io non voglio aver nulla a che fare con questi peones”.

Avevo davanti a me, incarnati, due modi di intendere la montagna. Il primo, del toscano, era di intendere la montagna come pura ascensione, come puro gesto tecnico-sportivo. Il gesto secondo, quello di Cosimo, era quello di intendere la montagna come cultura, come forma di amore per la natura e per l’umanità, come ponte ed unione tra gli uomini di montagna di tutto il mondo (9), e per far capire che la montagna è aperta a tutti, ognuno secondo i propri limiti e le proprie possibilità.

E che a tutti la montagna può donare momenti bellissimi e formativi, sia a chi raggiunge la cima che a chi si ferma alla base della stessa.

Io spero, anzi sono certo che le nostre giovani Guide si ispirino più che al modo di intendere la montagna dell’interlocutore toscano, a quello di Cosimo, che è anche il modo di intendere la montagna di tutti i grandi alpinisti, come Cassin, Bonatti, Messner e molti altri.

NOTE:

(1) E’ toccante come Messner ricorda la morte di Carrel nel 1890 a 61 anni: “Sì, certo. Sale sul Cervino per se stesso, non per la Patria. Per quella ha combattuto da bersagliere. Lui vive di montagna, è un contadino perfino un po’ anarchico, un cacciatore. Sa come è morto? Dimostrando ancora una volta che cosa significa essere una Guida, avere cioè la responsabilità per sé e per i clienti. Stroncato dalla fatica sul Cervino. Quanto accadde ha dell’incredibile. Carrel aveva 61 anni e nell’Agosto del 1890 è sul Cervino con un cliente, il giovane musicista Leone Sinigaglia ed il portatore Carlo Gorret. Vengono colti da una bufera. Dopo 17 ore di discesa in mezzo ai fulmini si scaldano alla capanna bruciando mobili. Nessuna schiarita e allora Carrel decide di scendere. Lui, ultimo di cordata come deve essere, guida Gorret nella nebbia. Sinigaglia è tra loro. E quando Gorret gli grida “siamo in salvo” lui si siede e si abbandona all’ultimo respiro”.

(2) Il Club Alpino italiano nacque sei anni dopo, nel 1863 a Torino, su iniziativa soprattutto del biellese Quintino Sella (allora trentacinquenne ministro delle finanze del governo Rattazzi). Quintino Sella, ricordato nelle memorie collettive come il ministro del rigore finanziario, non ha mai confuso rigore finanziario e desvilluppo. Per questo la sua opera fu determinante per la creazione del CAI, la rifondazione dell’Accademia dei Lincei, la costituzione dei Politecnici di Torino e Milano e per la prima ondata di grandi investimenti strutturali che favorivano il decollo industriale italiano.

Sella vedeva nello sviluppo del CAI e della cultura alpina un formidabile fattore di sviluppo civile, scientifico ed economico.

(3) Mi sembra una perfetta definizione di Guida Alpina.

(4) Tra i libri scritti per l’occasione ho molto apprezzato quello di Messner: “Cervino il più nobile scoglio” (Corbaccio ed., 252 pag., 16,90 Euro) che racconta le imprese di Whymper e Carrel.

(5) Casimiro Ferrari, “Cerro Torre parete Ovest” (Dall’ Oglio ed., 1975).

(6) Dei quali mi piace ricordare: “Guida non è solo un mestiere” (1977).

(7) Che non ci impedì di fare la prima mondiale (15/07/1978) dello spigolo Est-Sud Est dell’Ancouma 6480 m; e la prima mondiale sulla cresta Ovest del Chearoco 6180 m.

(8) “Sulle montagne degli Incas”, Musumeci ed. (1978).

(9) Nel suo libro sulle montagne degli Incas, all’invito a guidare una spedizione extraeuropea rispose con queste parole: “Non aspettavo altro e non ebbi esitazioni in proposito, suggerendo agli organizzatori di andare a scoprire le Ande boliviane. Ero spinto si da molteplici considerazioni a visitare quei luoghi, ma più di tutto desideravo conoscere quel paese e le sue genti”.

LATOK I: Presentazione Spedizione

Il gruppo dei Latok è un piccolo gruppo di cime rocciose nella Muztagh Panmah, parte della catena montuosa del Karakorum centrale (Pakistan). I Latok si trovano appena ad est del gruppo degli Ogre. A sud del gruppo si trova il ghiacciaio Baintha Lukpar, un piccolo affluente del ghiacciaio Biafo, uno dei principali ghiacciai del Karakorum. Sul lato nord del gruppo si trova il ghiacciaio Choktoi.

Il campo base ai piedi dell'imponente montagna.

Il campo base ai piedi dell’imponente montagna.

Il gruppo è composto da quattro cime principali, ciascuna elencata qui con la sua posizione nel gruppo, la sua quota e la data della prima salita:

Latok I, centro-nord, 7.145 m, salita 1979
Latok II, a ovest, 7.108 m, salita 1977
Latok III, est, 6.949 m, salita 1979
Latok IV, a sud-est, 6.456 m, salita 1980
Tutte le cime sono famose per la loro estrema difficoltà tecnica, e sono state teatro di alcune delle più difficili scalate in quota fatte in tutto il mondo.

Il Latok I fu scalato nel 1979 da una spedizione giapponese guidata da Naoki Takada. I giapponesi attaccarono dal versante sud (dal ghiacciaio del Lukpar Baintha) ed arrampicandosi su di un contrafforte roccioso raggiunsero la cresta est. In 6 raggiunsero la cima.

La ripida cresta nord del Latok I, 2.500 metri di altezza, è un noto percorso inviolato.

Il primo tentativo del 1978 effettuato dai famosi climbers americani: Jim Donini, Michael Kennedy, George Lowe e Jeff Lowe si fermò a quota 7000 m., il punto finora più alto conquistato da questo versante. Lo stile leggero di questa salita è stato molto ammirato, nonostante la mancanza di un successo. Seguiranno molti tentativi non riusciti…

Il nostro progetto

Salire la cresta nord in stile alpino. Questo itinerario conta fino ad oggi circa 30 tentativi.

PERIODO: Dal 06 Giugno al 06 Agosto 2011

LA SQUADRA E L’IDEA

L’idea di provare a salire questo spigolo pazzesco ed infinito nasce dall’energia vulcanica ed inesauribile di Ermanno di diritto tra i più forti e produttivi alpinisti della storia affascinante e mitologica dell’alpinismo patagonico. La trasmette a me che ormai avevo appeso al chiodo l’idea di grandi salite e impossibili avventure. Si accende una scintilla ed il piccolo lapillo comincia a bruciare. Mi viene subito in mente Cege, compagno di tante incredibili avventure del passato, che ancora oggi fa invidia a tanti giovanotti moderni. Senza tante parole abbraccia questa idea con l’entusiasmo del fanciullo. L’idea a poco a poco comincia ad avere forma. Adesso occorre entusiasmare qualche giovane e dargli la possibilità di esprimere quel potenziale di sogni che spesso rimane inespresso. Penso a  Majo, personaggio polivalente e con tanta voglia di dimostrare le sue grandi qualità a tutti. Per ultimo, ma solo anagraficamente, arriva Bruno che con quella incredibile macchina di ventenne e con una montagna di determinazione può arrivare chissà dove. Quando gli ho parlato del progetto al telefono ho sentito che ha fatto una capriola. Bellissimo!

Il nostro gruppo ha come anima il potente soffio di un sogno impossibile ma per questo incredibilmente desiderabile e cercato e l’esperienza cresciuta in anni di battaglie sulle più belle montagne del mondo.

Porteremo con noi l’occhio imparziale della telecamera per poter portare a casa una storia di uomini che non hanno mai deposto le armi e di ragazzi che vogliono far fiorire le loro aspirazioni su questo affilato spigolo che è già un mito delle sfide.

Andrea Sarchi

Componenti spedizione

Il team. Da sx in alto: Bruno Mottini, Andrea Sarchi ed Ermanno Salvaterra. Da sx in basso: Marco Majori e Cesare Ravaschietto.

Il team.
Da sx in alto: Bruno Mottini, Andrea Sarchi ed Ermanno Salvaterra.
Da sx in basso: Marco Majori e Cesare Ravaschietto.

ANDREA SARCHI – CAPO SPEDIZIONE di Temù (BS)

Guida Alpina dal 1980 – Istruttore dal 1984.

Intensa attività sulle Alpi e spedizioni in tutto il mondo. 1984 I° Baghirati II. 1985 I° Salita Invernale Cerro Torre. 1992 Pilastro Punta Herron I° Salita. 1995 Nuova via sulla parete nord del Fitz Roy. 1987-2001 El Capitan Via Nose e Salathé 

CESARE RAVASCHIETTO di Cuneo (CN)

Guida Alpina dal 1990, Istruttore dal 1997

1994 Alaska Massiccio Saint Elias – Traversata con sci e pulke. 1996 Patagonia – Aguja Bifida parete ovest: 2 vie nuove (Hielo e Fuego, Su Patagonia). 1999 Groenlandia – Tupilak Pulke + roccia 3 vie nuove. 2001 Cervino parete nord “Free Tibet” – prima salita. 2002 Cervino Picco Munzio parete sud “Padre Pio” – prima salita. 1984, 2001, 2010 El Capitan: Nose, Salathé, North America Wall. Circa 50 vie nuove in Alpi Marittime e Cozie

ERMANNO SALVATERRA di Pinzolo (TN)

Guida Alpina dal 1985 – Istruttore dal 1989

Attività su tutte le Alpi. 26 spedizioni alpinistiche in Patagonia. Cerro Torre I° Invernale. Cerro Torre: Parete Sud. Fitz Roy: Supercanaleta. Fitz Roy: via Franco-Argentina. Cerro Torre: El Arca de Los Vientos. Cerro Torre: Parete Est.

MARCO MAJORI di Bormio (SO)

Guida Alpina dal 2010 – Maestro di Sci – Campione Italiano di corsa campestre e di corsa in montagna – Argento ai mondiali di sci alpinismo.

Membro della Sezione Militare d’Alta Montagna (SMAM). www.sportmilitarealpino.it

Ben Nevis vie fino all’M7/6. Nuove vie in Val Masino e nel gruppo del Bianco. Monte Bianco: Pilone Centale. Tour des Jorasses: Etoile Filantes. Gran Capucin: Vojage selon Gulliver. Trident du Tacul: Les Intouchables. Marmolada: Tempi Moderni.

BRUNO MOTTINI di Livigno (SO)

Guida Alpina dal 2010 – Campione Europeo di sci alpinismo e Bronzo ai mondiali.

Eiger: Parete Nord. Badile: Via degli Inglesi. Torre Trieste: via Cassin. Mont Blanc du Tacul: Supercouloir. Gran Zebrù: Parete Nord.

Tentativi allo sperone nord del Latok I

Giugno-Luglio 1978

Gli americani Jim Donini, Michael Kennedy, Jeff Lowe e George Lowe tentano la lunghissima cresta nord, impiegando 26 giorni in capsula-style. Raggiungono il punto più alto finora raggiunto a circa 7000 m.

Giugno-Luglio 1979

Un team giapponese guidato da Naoki Takada compie la prima (e finora unica) salita del Latok I attraverso la parete sud. Dopo un lungo assedio e con l’impiego di molte corde fisse e tre campi a sinistra del canalone tra Latok I e III, sei alpinisti raggiungono la cima.

Luglio 1982

I britannici Martin Boysen, Choe Brooks, Rab Carrington e John Yates tentano la cresta nord due volte, la seconda fino ad un punto a circa 5.800 m.

Luglio 1986

I norvegesi Olav Basen, Fred Husøy, Magnar Osnes e Oyvind Vlada tentano la cresta nord, fissando almeno 600 metri di corde fisse e di raggiungendo i 6.400 m. dopo 18 giorni di scalata. Passano altri 10 giorni tra bufera e neve pesante prima di arrendersi.

Luglio-Agosto 1987

I francesi Roger Laot, Remy Martin e Laurent Terray installano corde fisse sui primi 600 metri della cresta nord. Per una forte nevicata tornano indietro da un’altezza di circa 6.000 m.

Giugno, 1990

I britannici Sandy Allan, Rick Allen, Doug Scott e Simon Yates e l’austriaco Robert Schauer compiono una serie di ascensioni nella zona ma non tentano quello che è il loro obiettivo primario a causa di condizioni difficili e pericolose e per la molta neve sulla cresta nord del Latok I.

Luglio-Agosto 1992

Jeff Lowe e Catherine Destivelle tentano la cresta nord, incontrando enormi funghi di neve sul percorso.

Carol McDermott (Nuova Zelanda) e Andy McFarland, Andy MacNae e Dave Wills (Gran Bretagna) raggiungono circa i 5900 m. sulla cresta durante due tentativi nella stessa spedizione.

Luglio-Agosto 1993

Gli americani Julie Brugger, Andy DeKlerk, Colin Grissom e Kitty Calhoun tentano la cresta nord, rinunciando a circa 5.500 m. a causa del brutto tempo.

Agosto-settembre 1994

Gli alpinisti britannici Brendan Murphy e Wills Dave tentano la cresta nord raggiungendo i 5600 m. al loro secondo tentativo.

Luglio-Agosto 1996

Murphy e Wills ritornano sulla cresta nord, raggiungendo circa 6100 m. prima del ritiro a causa della perdita di uno zaino. Due tentativi successivi sono ostacolati a 5900 m. dal cattivo tempo.

Agosto 1997/1998

Gli americani John Bouchard e Mark Richey tentano la cresta per tre volte, l’ultima con Tom Nonis e Barry Rugo, raggiungendo il punto più alto a 6100 m. A differenza delle precedenti spedizioni, riscontrano temperature elevate e condizioni di asciutto che portano alla caduta di rocce dalla parte alta della parete. Seguendo un pilastro di roccia dal fondo della parete, trovano una linea superba con difficoltà fino a 5.10. Torneranno l’anno successivo sulla North Ridge per un altro infruttuoso tentativo a causa del maltempo.

Agosto 2001

Wojciech Kurtyka (Polonia) e Yasushi e Taeko Yamanoi (Giappone) hanno un permesso per la cresta nord ma non riescono ad attaccare a causa di avverse condizioni meteorologiche. Stein Gravdal, Halvor Hagen, Ole Haltvik e Trym Saeland (Norvegia) raggiungono circa 6.250 m. dopo 15 giorni sulla via.

2004/2005/2006

I fratelli Benegas (Argentina) tentano la cresta nord per tre anni di fila. I primi due anni avversati dal cattivo tempo nonostante le ottime condizioni della montagna. Nell’agosto del 2006 una forte tempesta li ferma a circa 5500 m.

Agosto 2006

Maxime Turgeon e Louis-Philippe Menard (Canada) tentano la futuristica parete nord, ritirandosi da 5.300 m. a causa del gran caldo e delle condizioni estremamente pericolose della parete. Rivolgono quindi la loro attenzione sulla cresta nord ma si ritirano per la troppa neve fresca.

Luglio 2008

Gli americani Wharton e Bowers, tentano la cresta ma sono avversati dal maltempo. Due soli giorni di bel tempo non permettono che il raggiungimento di 5500 m. di quota prima del ritiro.

Luglio 2009

Josh Wharton, Colin Haley e Dylan Johnson sono respinti dalla cresta nord del Latok I, dopo aver bivaccato a quota 5830 metri.

Sponsor materiali

Montura, Scarpa, Ferrino, Kong ed Enervit.

Sarà il primo team italiano sulla parete nord e sulla montagna.

Al termine della spedizione verrà creato un filmato ed una presentazione fotografica che proietteremo nelle serate e che metteremo a disposizione agli sponsor come riconoscenza del loro supporto.

Verrà raccontata non solo un’ avventura estrema, ma una storia di uomini di diverse generazioni che attraverso il grande valore degli stati d’animo, alla base di una sfida di tale difficoltà, vorrebbero rilanciare il fascino dell’alpinismo tra le nuove leve italiane.

I marchi saranno sempre ben visibili ed immersi in contesti spettacolari ed insoliti.

Giorni Propedeutici alla Sicurezza

Corsi o giornate d’insegnamento dei fondamenti di autosoccorso e sicurezza su roccia, ghiaccio e neve

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  • Speedy (2 giornate): Giornate focalizzate su uno dei tre elementi sopracitati a scelta
  • Complete (4 giornate): Queste giornate permetteranno al partecipante di muoversi con maggior competenza e sicurezza su tutti i terreni che la montagna presenta

Trekking – Nordik Walking

Trekking a stretto contatto con la montagna, in assoluto relax e tra panorami mozzafiato

Trekking del Pisco - Perù

Trekking del Pisco – Perù

  • Uscite giornaliere o serali
  • Facili e brevi camminate con degustazione o pranzo a base di prodotti tipici locali in chalet privato o in rifugio
  • Uscite con pernottamento in rifugio
  • I più famosi trekking nel mondo