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CERVINO 4478 mt. Naso di Zmutt via Gogna Cerruti

Disarmante… Immensa…

“Il più grande strapiombo delle Alpi Occidentali“. Così Patrick Gabarrou definisce il Naso di Zmutt. Una parete misteriosa e austera incassata nell’immensa muraglia del versante Nord del Cervino. Difficile da decifrare, ogni volta che cambia la luce sembra che la sua forma muti ed escano nuovi diedri e tetti. Una sfida completa, severa, dove nulla è scontato in un ambiente tra i più repulsivi che abbiamo mai visto.

I tracciati sul naso. La Gogna-Cerruti è la rossa.

I tracciati sul naso. La Gogna-Cerruti è la rossa.

Tutto comincia con un messaggio su Whatsapp di Marco Majori il 21 settembre sulla chat della SMAM: “Cosa pensate di fare questa settimana?” Dopo qualche battuta e scambio di idee il piano è deciso: andiamo a vedere il Naso di Zmutt. Da lì nelle nostre teste hanno iniziato a girare un sacco di domande: “Sarà pulita la parete? A chi chiediamo? Saremo capaci di uscire? La via sarà in ordine, o sarà crollato qualcosa come spesso accade sul Cervino?” Poche storie, l’unica cosa da fare è partire e andare a vedere. Il 25 settembre ci ritroviamo tutti a casa di François, prepariamo gli zaini, beviamo un caffè e ci muoviamo verso il colle del Breuil. Arrivati al rifugio dell’ Hornli ci aspetta una spiacevole sorpresa: il campo base provvisorio, installato poiché i proprietari del rifugio stanno compiendo delle ristrutturazioni, è chiuso! Iniziamo bene: già un bivacco la prima notte. Non ci scoraggiamo, ci sistemiamo al meglio e alle 4 iniziamo a muoverci. Attacchiamo la prima parte della via al buio: si comincia subito con dei pendii belli dritti che conducono ad una goulotte ripida ma con ghiaccio ottimo. Superato il canale ghiacciato con quattro lunghezze iniziamo ad attraversare verso sinistra per portarci alla base del Naso. Giunti sotto lo strapiombo la vista è impressionante: si ha la sensazione che il tetto in ogni momento possa chiudersi su se stesso inghiottendoci. Il freddo pizzica e i movimenti sono rallentati, Majo fa un movimento sbadato in sosta e perde un guanto.

Faina in grande spolvero

Faina in grande spolvero

Da qui in avanti Marco Farina passa al comando e iniziamo a scalare su roccia, la giornata è lunga e dopo aver superato un diedro in artificiale con le ultime luci del giorno arriviamo alla esile cengia dove Alessandro Gogna e Leo Cerutti bivaccarono per la seconda volta. Ci fermiamo e iniziamo a sistemarci per la notte, assicuriamo una corda dove possiamo appenderci e sistemare il materiale, ripuliamo dalla neve i nostri piccoli scalini, prepariamo da bere e mangiamo. Ci aspettano ore interminabili, ma non c’è vento e una stellata fantastica ci fa compagnia, sulla cengia troviamo un sacco di materiale abbandonato: chiodi, moschettoni e corde; testimonianze indelebili di vecchi tentativi.

Il nostro bivacco in parete.

Il nostro bivacco in parete.

Scorre il tempo e alle 6 di mattino ancora al buio siamo di nuovo in azione, con ordine e calma prepariamo da bere, smantelliamo il bivacco, mangiamo qualcosa e ripartiamo. Marco è di nuovo davanti, si comincia con un muro compatto, solcato solo da una piccolissima fessura che ci costringe ad usare le staffe. Il nostro socio scala veloce e sicuro, Majo ad un certo punto commenta dicendo: “Faina scala come se non ci fosse un domani!” Passano le ore e i tiri si susseguono veloci, anche se non vediamo mai la fine. Ci scambiamo delle battute per fare morale: “Ma se chiamassimo l’elicottero?” Marco: “Piuttosto crepo, ma sull’elicottero non salgo”. Cerchiamo di sdrammatizzare e di affrontare i problemi con lo spirito giusto e così, improvvisamente, ci troviamo al sole, alla base dell’ultimo salto: sono le 17:30, dobbiamo muoverci.

Sperando in bene...

Sperando in bene…

Farina si supera un’altra volta e alle 18:15 arriviamo sul bordo del Naso, ma purtroppo non è ancora il momento di esultare, perché dobbiamo raggiungere con la luce le tracce della cresta di Zmutt. Mettiamo i ramponi e prendiamo in mano le picche, saliamo velocemente su terreno misto e appena accendiamo le frontali troviamo le tracce, da qui però mancano ancora 250 mt di dislivello fino alla vetta e la stanchezza inizia a farsi sentire. La progressione diventa più facile e la concentrazione cala, Majo perde un’ altro guanto che sparisce nel buio della notte, François recupera alla rinfusa le corde e in ben due soste le corde si aggomitolano facendoci perdere minuti preziosi. Dopo qualche cappellata, alle 23 giungiamo in vetta al Cervino. Siamo gasati, ma tuttavia consapevoli di dover mantenere la concentrazione per la lunga discesa notturna che ci aspetta. Beviamo un tè, mangiamo qualcosa e subito dopo iniziamo a scendere lungo la cresta del Leone. Per riposarci dobbiamo arrivare alla capanna Carrel. La notte è perfetta, non fa freddo, non c’è neanche una bava di vento, scendiamo con calma senza prendere rischi e alle 5 mettiamo piede in capanna, giusto il tempo di bere una coca e crolliamo nei letti. Il giorno dopo alle 9 siamo svegliati dal papà di François, Valter, che ci è venuto incontro, rifacciamo gli zaini e scendiamo, per le 13 siamo a casa Cazzanelli a Cervinia, con le gambe sotto il tavolo. Che avventura, siamo euforici e soddisfatti. La nostra è la nona ripetizione assoluta e prima italiana.  Non abbiamo ancora realizzato bene quello che abbiamo fatto, questa salita ci rimarrà per sempre nel cuore, sicuramente è la via più completa e severa che abbiamo mai affrontato fino ad ora. Un viaggio mistico nel cuore de Cervino dove nulla è scontato e banale. Complimenti agli apritori che nel 1969 si sono superati aprendo una via futuristica e complicata che sicuramente ha portato un passo avanti  l’alpinismo dell’epoca.

Summit! Thanks to a Princi

Summit! Thanks to a Princi

Guida Alpina Marco Majori

Con Marco Farina e François Cazzanelli

Il 26 e 27 Settembre 2014

Thanks to: CS ESERCITO, MONTURA, KONG, WILD CLIMB e SALICE

Alpinismo Classico

Alpinismo, salite e traversate, classiche e non, su tutto l’arco alpino

Luoghi:  gruppo dell’Ortler-Cevedale, gruppo del Bernina, gruppo del Masino-Bregaglia, gruppo del Monte Bianco, del Cervino, del Rosa e del Gran Paradiso, gruppo dell’Oberland Bernese

Piz Palù 3901 m - North Face

Piz Palù 3901 m – Parete Nord

  • Ascensioni in giornata classiche e moderne
  • Ascensioni di più giorni con base in rifugio o bivacco
  • Corso Base (4 giornate). Muoversi in sicurezza su ghiacciai e facili creste
  • Corso Avanzato (3 giornate). Migliorare fino all’altezza dei vostri sogni